Bene vixit qui bene latuit

Benvenuti in Paradiso

Sognare in mezzo all’Oceano

La rapida e costante crescita delle transazioni economico-finanziarie nonché il fervente sviluppo dei grandi gruppi multinazionali hanno connotato – sul finire del secondo millennio – i fenomeni evasivi ed elusivi nei rapporti tributari internazionali.

Tali manifestazioni si riferiscono non solo a soggetti giuridici che svolgono attività economica, ma anche a persone fisiche che, tramite artificiosi cambiamenti di residenza, vanno ad allocare la propria sfera finanziaria in luoghi denominati “paradisi fiscali”, termine derivato da una libera traduzione del termine anglosassone “tax heavens” (letteralmente “rifugi fiscali”).

A tal proposito, un’analisi condotta recentemente dal Tax Justice Network, avvalorata da illustri pareri di alcune società tra le più autorevoli quali Merryll Lynch e Cap Gemini (World Wealth Report, 1998) e Boston Consulting Group (Global Wealth Report, 2003), riferisce che il contenuto dei forzieri racchiusi nei paradisi fiscali – nell’ultimo quinquennio – ammonterebbe a circa un terzo del PIL mondiale; quindi un accumulo di ricchezza pari, nel tempo, a circa 11.000 miliardi di dollari, che ha provocato una perdita annuale per le amministrazioni tributarie di 255 miliardi di dollari, per un importo evaso di oltre 292 milioni di dollari da parte di 7 milioni di utenti.

Un tempo monopolizzata dalla coltivazione intensiva della canna da zucchero, l’economia mauriziana ha infatti conosciuto una sorprendente trasformazione strutturale nel corso degli anni Ottanta, provocata dal contemporaneo crollo dei prezzi dello zucchero e dai devastanti effetti del ciclone Claudette del 1979.
 
Abbandonato parzialmente il settore agricolo, il Paese ha puntato soprattutto su turismo, finanza e industria manifatturiera per rilanciarsi sulla scena economica internazionale, mirando successivamente a sfruttare le immense risorse sottomarine della sua Zona Economica Esclusiva (EEZ), paragonabile per importanza ed estensione a quella delle vicine Seychelles. Se il turismo ha trasformato l’isola in una destinazione balneare molto rinomata nell’Oceano Indiano, grazie anche all’ottimo aeroporto internazionale di Plaisance, è stato soprattutto il settore finanziario a trainare la crescita economica di Mauritius, con l’apertura di numerose filiali di banche commerciali operanti sui mercati africani e la delocalizzazione dei servizi finanziari di grandi gruppi occidentali.
La capitale delle Mauritius, Port Louis è diventata anche meta fissa di parecchie compagnie asiatiche, soprattutto cinesi e indiane, che usano spesso la favorevole legislazione fiscale mauriziana per evadere le tasse dei propri Paesi d’origine e reinvestire i loro profitti nei promettenti mercati immobiliari dell’Africa sudorientale. Da questo punto di vista Mauritius può essere considerata un vero e proprio “paradiso fiscale”, forse il maggiore nell’area dell’Oceano Indiano insieme alle Maldive. Un “paradiso” a rischio, però, come dimostrato dal recente scandalo della Bramer Bank, che ha lanciato ombre pesanti sul futuro economico del Paese.

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Informazioni Essenziali

Carte di Credito

Le carte di credito principali e gli assegni sono accettati ovunque

Formalità valutarie

Non esistono limiti all’importazione di valuta estera.
È vietata nel Paese l’introduzione di prodotti alimentari, piante e semi e di attrezzatura per la pesca subacquea.

Import & Export

Le esportazioni italiane nelle Mauritius nel 2016 sono state pari a 96,7 milioni di euro, in aumento del 25% sul valore del 2015, mentre le importazioni sono ammontate a 139,9 milioni, con un +16% rispetto al 2015.

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Un Paradiso per gli Investitori Stranieri

Il mercato della residenza secondaria, da tempo orientato verso gli immobili di lusso, è ora accessibile al grande pubblico. Gli investitori stranieri possono trovare nuovi appartamenti a partire da 160.000 euro.

VIENI ANCHE TU A BALLARE IN AFRICA

Mauritius Leaks

La società di investimento di Geldof ha ottenuto l’approvazione del governo delle Mauritius per trarre vantaggio da oscuri accordi internazionali che consentono alle società di pagare aliquote fiscali minime sul paradiso fiscale dell’isola e meno alle nazioni africane disperatamente povere in cui operano le società.